Manifesto

Manifesto

1) Il tessuto economico del Paese sta morendo
Dobbiamo tutti prenderci le responsabilità, anche per quello che non si è riuscito a fare negli scorsi anni, per non aver stimolato la crescita e impedito il dilagante aumento della pressione fiscale.
Il mercoledì delle ceneri deve servire per ripartire, altrimenti non potrà esserci occasione per rinascere, perché non reagire ora è più grave.
Il paese è stato messo in ginocchio definitivamente da pochi mesi di autarchia dei poteri forti cavalcati dai professori: il governo dei Colonnelli, stabili al potere, nonostante tutto stesse crollando intorno. La rivoluzione ora non può che essere democratica. Le elezioni sono troppo lontane, per quello che stiamo facendo. E per quello che non stanno facendo i politici. La responsabilità per le loro azioni e per le loro omissioni deve essere condivisa con tutti quelli che ancora li tengono in sella sotto mentite spoglie.

2) Le ragioni della recessione e dei fallimenti sono chiare ormai per tutti
Come sono chiare le ricette per porvi rimedio. Alberto Alesina e Francesco Giavazzi hanno ricordato spesso che “in Paesi come l’Italia dove la pressione fiscale è vicina al 50% del reddito nazionale, ostinarsi a ridurre deficit e debito aumentando le imposte è inutile o addirittura controproducente perché ogni beneficio rischia di essere annullato dall’effetto recessivo di un ulteriore aumento della pressione fiscale”. Osservando le correzioni dei conti pubblici degli ultimi quarant’anni nei Paesi industriali i due economisti hanno sottolineato che:
1) gli aggiustamenti fiscali che funzionano sono quelli che riducono le spese aprendo così la strada a riduzioni del carico fiscale ;
2) tanto meglio funzionano quanto più sono accompagnati da riforme che stimolino la crescita;
3) la discesa del debito è un processo che richiede tempi molto lunghi.
I politici di ogni colore devono guardare alla Costituzione e alla storia del Paese per capire il valore di un’azione che non si può più rimandare. L’imbarazzo per quello che si poteva fare negli anni di governo verrà superato dai rimorsi senza fine per non aver fatto il proprio dovere.

3) Accesso al credito
La priorità rimane l’accesso al credito; il pareggio di bilancio può attendere. Lo ha ricordato Douglas Sutherland dell’Ocse: “ L’Italia ha un debito tra i più alti dell’area Ocse, ma la necessità di ”riposizionamento del bilancio può essere considerata meno urgente rispetto ad altri Paesi”.
Non si può più aspettare ”Le condizioni nei mercati del lavoro dell’area dell’euro continuano a deteriorarsi” e ”le indagini congiunturali anticipano un ulteriore peggioramento nel breve termine”. Lo ha scritto la Banca centrale europea nel suo bollettino. La politica deve avere il coraggio di imporre al sistema bancario nuove regole di finanziamento e sostegno alle imprese e alle famiglie. Solo così potremo farcela, solo così si salveranno migliaia di imprese e posti di lavoro. Il resto sono esercizi accademici, sulla pelle della gente.
Nella ripartenza del credito delle banche è contenuta la ricetta per far ripartire il paese. Per non indurre al fallimento altre aziende, per non mettere la corda nelle mani di chi vuole farla finita. Non c’è risparmio: il denaro messo via è stato speso per tirare avanti.
In questo contesto serviva un aiuto: puntuale è arrivato. Riduzione delle pensioni, aumento dell’Iva, introduzione dell’IMU sulla prima casa. E’ solo un assaggio, perché il bello deve ancora arrivare dalla prossima manovra mascherata, quella che continuano a negare a parole.
Gli obbiettivi? Sempre i soliti: le famiglie e la povera gente.

4) Cambiare il ruolo della BCE
Esiste una sola via. Per scongiurare la più grave depressione della storia moderna deve cambiare il ruolo della Bce, la sola istituzione in grado di contrastare la gravissima crisi in atto.
La Fed americana e la Banca centrale inglese con le politiche di quantitative easing tengono sotto controllo i titoli del debito pubblico: stampano moneta per acquistare debito, che viene sottratto così alle speculazioni dei mercati. Si riduce il rischio sui titoli di Stato evitando che l’aumento degli interessi aggravi il deficit di bilancio.
La Bce oggi ha solo un ruolo di controllore dell’inflazione, un ruolo non più attuale. L’assenza di compiti ulteriori per la Banca centrale europea è una delle ragioni di questa crisi. Si dice che la Bce dovrebbe svolgere il ruolo di prestatore di ultima istanza: dovrebbe prestare denaro a chi non riesce più a ricevere prestiti, se non a carissimo prezzo.
Le banche centrali nazionali in un paese che ha una propria moneta possono prestare denaro praticamente all’infinito: battono nuova moneta.
Le istituzioni europee hanno provato ad attribuire queste funzioni ai fondi EFSF e ESM. Senza alcun esito, perché questi fondi non hanno la credibilità sui mercati di una banca centrale. Solo con l’intervento diretto di Francoforte sui mercati primari e secondari del debito pubblico si spezza il circolo vizioso tra debiti sovrani e bilanci bancari. Il solo veto di Berlino ha impedito fino ad oggi una rapida uscita dalla crisi utilizzando la porta della Bce. I timori sono ancora quelli di una superinflazione da Repubblica di Weimar? Forse.
Se la Bce non garantirà i titoli del debito dei paesi deboli il fallimento dell’Euro sarà solo questione di qualche mese. Quanto ancora potrà durare il superamento della soglia del fallimento? Basterebbe la garanzia di Francoforte su alcuni debiti a raffreddarne la pericolosa speculazione.
Berlino preferisce far esplodere il debito pubblico degli Stati deboli sotto il peso delle aggressioni dei mercati. Il rischio di un aumento dell’inflazione è il solo vero motivo di questo rifiuto tedesco? Non è certo. Non quanto le tenaglie della depressione economica che dovremo registrare all’inizio del prossimo anno. Qualcuno dice che Berlino dovrebbe uscire dalla moneta unica. A questo punto se di morte indotta dobbiamo morire, ci si potrebbe anche pensare.

5) Garantire il debito pubblico
La politica ha dimenticato le lezioni del passato. Quelle azioni che hanno portato l’America dopo la crisi del ’29 dalla recessione alla depressione. Hanno tagliato, ucciso i consumi, le produzioni industriali ed aumentato la disoccupazione. Esattamente quello che ha fatto il Professore. Il risultato? E’ nella misura dello spread. Il Paese portato sulla soglia depressione economica è preda della speculazione.
Guardiamo alle onde concentriche nello stagno della crisi economica. Dimenticandoci del sasso e di chi lo ha tirato. Per vincere la speculazione bisogna avere il coraggio di andare oltre le chiacchiere, oltre i fondi senza fondo che non garantiscono nessuno, oltre i meccanismi dei ricatti dei vertici internazionali che non porteranno a nulla. Bisogna offrire garanzie reali.
Quando una famiglia ha bisogno di un mutuo la banca non si accontenta delle aspettative sul reddito per garantirsi il rimborso. Le banche vogliono garanzie reali: cose non parole. Maggiore è la garanzia migliore è il prestito che si ottiene. Così funziona anche a livello macroeconomico.
Enrico Letta oggi deve fare una sola cosa per proteggere il Paese dalla speculazione: garantire il debito pubblico nelle nuove emissioni con il patrimonio dello Stato.
A giugno 2011 i valori di differenziale del nostro debito con la Germania erano al di sotto dei duecento trenta punti base. Il livello del nostro debito pubblico era alto ma sostenibile, come lo è da vent’anni, perché nessuno ha messo mai in discussione la capacità di rimborso del Paese.
Il 4 agosto 2011 è iniziato l’attacco ininterrotto. Mario Monti ha cercato all’estero le armi per difendere il Paese. ma l’arsenale è in casa: il valore del patrimonio dello Stato. E’ la voce più importante del Bilancio. I milleottocento miliardi di euro di patrimonio dello Stato avrebbero dovuto garantire la fiducia degli investitori sul nostro debito. Garanzie collaterali ai titoli da vendere: solo così potremo fermare la speculazione.
Ci siamo accorti che togliere la biada al cavallo per risparmiare non è la strada. Abbiano il coraggio di cambiarla, la strada. Hanno scoperto da poco il valore dell’economia reale: avanti così ne rimarrà solo un ricordo.
Non esiste la mala sorte nei mercati finanziari, ma precise regole di comportamento e messaggi. Chi li ascolta si salva, gli altri se la prendono con il Fato. La speculazione sul Paese può essere messa alla porta solo garantendo il debito pubblico, solo così argineremo soglie di vendita del debito non rimborsabili. I sismografi economici del mondo hanno registrato quei segnali che anticipano il terremoto finanziario e monetario dei prossimi mesi. Mario Draghi parla di Bce come di ultimo baluardo dell’unione monetaria. E’ vero. Ma le barricate devono esser predisposte prima di tutto dai singoli stati, altrimenti non basterà Francoforte a salvarci tutti. Altrimenti non passerà la nottata.

6) Per la sovranità nazionale
“L’Europa ha bisogno di crisi per dare passi avanti. E i passi avanti sono cessioni di sovranità nazionali a un livello comunitario. Il potere politico nazionale e i cittadini saranno pronti a queste cessioni solo quando il costo politico e psicologico tra farle o non, sarà indirizzato da una crisi conclamata”. Mario Monti in una intervista televisiva alla vigilia della sua elezione. Poche parole per capire cosa sta accadendo in questi mesi, anni ormai. Per alcuni dovremmo festeggiare i risultati raggiunti nei vertici di Bruxelles. Gli accordi sottoscritti avranno il merito di attenuare gli effetti di questa crisi? Solo per qualche ora. E’ solo l’euforia del momento. perché il fondo non è stato ancora raggiunto. Siamo quasi a cottura giusta. Il costo psicologico della crisi è insopportabile, ci vogliono pronti per accettare molto, quasi tutto.
Il potere di decidere gli equilibri economici e finanziari dello Stato non deve passare da un governo democraticamente eletto, ma dalle ristrette stanze della Troika, che non è il nome di una ballata russa ma è la sintesi dei poteri forti che hanno indotto e condotto questa crisi. Perché le incertezze derivanti da un dialogo democratico non piacciono ai mercati. C’è il rischio di priorità alle politiche del sociale, che configgono per definizione con quelle speculative. Tanto vale annientarla la democrazia, una guerra non avrebbe portato gli stessi risultati. Dunque gli Stati con problemi di debito pubblico potranno fare acquistare i titoli da Fondi europei di investimento. quello che non si racconta è il prezzo di questo aiuto. Quello che non viene comunicato è quello che dovremmo democraticamente poter decidere: se farci salvare e schiavizzare, oppure decidere di ripartire senza Euro e senza Europa, ai margini ma liberi.
Hanno deciso per tutti noi quello che nemmeno un referendum abrogativo costituzionale potrebbe fare. Il governo dell’economia del Paese nelle mani di altri. Tutto il resto sarà appannaggio di poteri sottratti. Le politiche per la crescita da cento miliardi devono rimanere al palo. Devono creare illusione e dipendenza, perché un giorno possa essere festeggiata ed invocata la salvezza della schiavitù.
Tutto questo è stato previsto, esiste solo un possibile pregiudizio al grande piano dell’Europa unita. Come ogni virus creato in laboratorio questa crisi sta sfuggendo di mano anche ai suoi creatori. E’ la nostra unica salvezza. Il rischio di farci decidere per l’amara medicina si sta spingendo sulla soglia della morte dell’ammalato, e qualcuno comincia a temere di non poter più tornare indietro. Si sta portando al limite la sopportazione da asfissia finanziaria.
Non è vero che le banche non hanno denaro; ogni giorno viene rinnovato a Francoforte un deposito giornaliero da mille miliardi di euro. Sono soldi che aspettano solo di essere prelevati ed immessi nelle economie nazionali, basterebbero per dare una scossa alle economie bloccate dalla mancanza di credito. Nessuno lo impone, perché una economia che si riprende viene conquistata con maggiori difficoltà. Dobbiamo pagare ancora, per essere pronti ad una completa cessione delle leve di comando del Paese.
Qualcuno riesce anche a teorizzare e sostenere di tutto questo: pazzi, ignoranti o traditori? La schiera é talmente nutrita da non risparmiare le qualità di nessuno. Ora e per la salvezza di tutti le generazioni che verranno bisogna lottare per una nuova sovranità nazionale, perché torni ad essere nelle mani del popolo la regia del proprio futuro.

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