“Io Cambio”, così Guzzetta spinge la svolta presidenzialista

«La determinazione del governo, e non solo, sulle riforme mi sembra assolutamente indiscutibile. Noi poniamo un problema che riguarda la difficoltà oggettiva di fare riforme, un problema anzitutto di metodo: purtroppo la storia da 50 anni a questa parte ci segnala decine di tentativi che, anche con la determinazione di maggioranze parlamentari, purtroppo sono finite nel nulla».

A rispondere all’Adnkronos sulle ragioni del lancio di “Io Cambio”, movimento apartitico fondato da cittadine e cittadini che propongono di cambiare il sistema in modo da poter scegliere direttamente il Capo dello Stato secondo un semipresidenzialismo alla francese, è Giovanni Guzzetta, ordinario di Diritto pubblico a Tor Vergata. Il costituzionalista è tra i promotori dell’iniziativa e precisa: «Il nostro è un atto di responsabilità di un gruppo di cittadini per consentire che su questo tema cosi delicato si possa registrare un chiaro sostegno popolare, e quindi è, per definizione, un atto di sostegno a chi vuole le riforme». “Io Cambio” si reggerà sull’autofinanziamento («donazioni trasparenti dei nostri sostenitori») e punta a «sostenere le iniziative per le riforme con un appoggio popolare che arrivi prima e non alla fine del processo, e che quindi affianchi le volontà riformatrici. Abbiamo un precedente storico molto importante, quello del referendum monarchia-repubblica, fatto proprio perché la materia era talmente divisiva che rischiava di paralizzare l’attività della nascitura Costituente: in quella occasione il genio di De Gasperi fu proprio quello di far sciogliere il nodo ai cittadini in modo da agevolare il lavoro dell’Assemblea. Un referendum preventivo è utile anche per evitare che si intraprenda un faticoso processo riformatore e che poi alla fine si scopra, come già avvenuto nel 2006 e nel 2016, che i cittadini non sono d’accordo. Se è vero che sono loro i titolari della sovranità, di fronte a un cambiamento così importante e complesso riteniamo doveroso, oltre che opportuno dal punto di vista della efficacia dello sforzo politico, che possano esprimersi anticipatamente, salvo ovviamente il rispetto delle procedure costituzionali».

Interpellato sui contatti avuti con il governo, Guzzetta spiega: «Premesso che questa iniziativa ha una natura assolutamente trasversale culturalmente e politicamente, noi raccoglieremo le firme per una proposta di legge che consenta il referendum, e ci auguriamo che il Parlamento raccolga questa domanda. E dunque i nostri interlocutori sono tutte le forze politiche: fatto il referendum, si tratterà di trasformarlo in una modifica della Costituzione. Confido», conclude Guzzetta, «che tutte le forze politiche, a cominciare dal presidente del Consiglio Meloni, si dimostrino sensibili a questa proposta, anche in considerazione della drammatica disaffezione dimostrata dai cittadini nei confronti della politica e della sua capacità di riformarsi».

ALTRE NOTIZIE