Le ragioni del presidenzialismo secondo Sabino Cassese

di Sabino Cassese

Il 4 settembre del 1946 l’Assemblea Costituente decise di scegliere la forma parlamentare, ma approvò anche una mozione che disponeva di “dotarla con dispositivi costituzionali idonei a tutelare le esigenze di stabilità delle azioni dei governi e ad evitare le degenerazioni del parlamentarismo”; questo però non fu fatto, è un programma quindi non realizzato. Il risultato lo vediamo: 67 governi in 74 anni di storia repubblicana. 

Le ragioni del semipresidenzialismo

Le ragioni del semipresidenzialismo si sono accentuate per due motivi: il primo consiste nel fatto che nell’ultimo decennio del secolo scorso è stato introdotto al livello regionale e al livello comunale un sistema presidenziale, si è quindi prodotta una asimmetria tra il modo di governare le regioni e il modo di governare lo Stato. Poiché Stato e Regioni devono dialogare continuamente, come abbiamo notato durante la pandemia questa asimmetria ha creato dei problemi e degli squilibri. Il secondo motivo, invece, per cui un rafforzamento del potere esecutivo è importante è che negli ultimi trent’anni, in tutto il mondo, si sono creati quelli che possiamo chiamare dei condomini, cioè delle associazioni, delle organizzazioni internazionali, delle forme di co-regolazione che richiedono che ogni Paese parli con una voce sola e se debba parlare con una voce sola il Paese allora deve avere un capo dell’Esecutivo che rappresenti l’intera nazione, e che abbia tutti i poteri necessari, in particolare per quanto riguarda la politica estera e nella politica di difesa. Questi due buoni motivi sono aggiuntivi rispetto a quelli considerati durante l’Assemblea Costituente per un sistema che rafforzi l’Esecutivo. 

Durata dei governi

La fiducia che dà il parlamento è una fiducia che non ha tempo, cioè non ha una durata prefissata: il parlamento dura 5 anni, il Presidente della Repubblica dura 7 anni, ma non c’è una durata fissata nella Costituzione per i governi. 

Resistenze al presidenzialismo 

Ma quali sono state le resistenze all’introduzione di un sistema presidenziale o semipresidenziale nel nostro Paese? Le resistenze sono state definite con un’espressione, entrata ormai nella vulgata: il timore del tiranno. Nel nostro Paese adesso c’è un insieme di democrazie: 8 mila comuni eletti democraticamente dal popolo, 20 regioni i cui organi deliberativi sono eletti democraticamente dal popolo e poi vi sono una serie di check and balance, di controlli e bilanciamenti, come dicono negli Stati Uniti, quindi forse il timore del tiranno a questo punto può essere inferiore anche perché dobbiamo assumere anche che la democrazia e le istituzioni democratiche si siano consolidate in Italia

Presidenzialismo vs semipresidenzialismo

Tra il sistema presidenziale e semipresidenziale nel nostro Paese è preferibile il sistema semipresidenziale, perché è stato sperimentato molto bene in Francia, perché equilibra il potere legislativo e il potere del Presidente, sostanzialmente conferendo a quest’ultimo i poteri che attengono alla politica estera e di difesa, consentendogli di nominare un governo che non deve avere la fiducia del parlamento ma che può essere sfiduciato dal parlamento con un intervento che in qualche modo è negativo ma non positivo. Il sistema semipresidenziale è più adatto se non altro perché attenua il presidenzialismo stretto dell’esperienza nordamericana. 

La proposta di io Cambio è corretta?

La nostra Costituzione permette delle modificazioni costituzionali e per far questo prevede un intervento parlamentare con una fortissima maggioranza oppure un intervento parlamentare più un referendum che viene chiamato referendum confermativo, dunque prevede due autori fondamentali: popolo e parlamento. Le procedure che prevedano un intervento diretto del popolo e diretto del parlamento sono conformi al motivo ispiratore della Costituzione che vede agire il popolo una volta con la propria voce e una volta attraverso i propri rappresentanti.



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