e Meloni parlò
Ciao!
Questa settimana iniziamo inevitabilmente dalle recenti – seppur ahimè brevissime – dichiarazioni della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, riguardo alle riforme istituzionali. Abbiamo condiviso le sue parole anche sul canale social di ioCambio (se non l’hai ancora fatto, seguici e condividi con i tuoi contatti!).
Alcune riflessioni sono necessarie. Anzitutto, la Premier ha ribadito la volontà di portare a termine il mandato (fine legislatura prevista nel 2027) con la riforma del premierato approvata. Questa è sicuramente una buona notizia. Tuttavia, le note positive si fermano qui, poiché le affermazioni in merito sono apparse piuttosto tiepide. Per la prima volta, inoltre, Meloni ha legato in modo esplicito le sorti del premierato all’approvazione di una nuova legge elettorale. Se da un lato ciò è sensato -in quanto una riforma complessiva delle nostre istituzioni deve essere accompagnata da una legge elettorale- dall’altro è parso un modo per mettere un po’ le mani avanti.
C’è poi un’altra nota non rassicurante: la Presidente del Consiglio ha affermato che per realizzare le riforme costituzionali serve molto tempo. Questo non è del tutto corretto. È vero che il procedimento prevede diversi passaggi approvativi, ma sappiamo bene che il Parlamento italiano è perfettamente in grado di modificare la Costituzione, come dimostrano le 21 revisioni costituzionali approvate nel corso della nostra storia repubblicana (cinque delle quali solo nelle ultime due legislature). Il problema è che queste modifiche si sono spesso limitate a interventi minori o marginali, come il riconoscimento del valore educativo dell’attività sportiva o la tutela della peculiarità delle isole.
Ma sarebbe sufficiente cambiare solo la legge elettorale invece che rivedere l’intero assetto istituzionale, per ottenere stabilità ed efficacia dell’azione di governo?
Nella sua ultima dichiarazione, la Premier sembra quasi aprire a questa possibilità. È un tema che affrontiamo nel libro di Nicola Drago “Il premierato non è di destra”. In Italia, negli ultimi 25 anni, abbiamo cambiato ben quattro leggi elettorali (un record tra i sistemi politici occidentali): Mattarellum, Porcellum, Italicum (dichiarato incostituzionale) e Rosatellum. Tuttavia, la tanto attesa stabilità politica non è mai arrivata. Questo dimostra che il problema non è (solo) la legge elettorale, ma qualcosa di più profondo e strutturale, legato al nostro sistema istituzionale.
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