Si torna a parlare di modificare la legge elettorale – indicando il nome del Premier sulla scheda e inserendo un premio di maggioranza – come scorciatoia per ottenere stabilità senza affrontare la riforma costituzionale.

Per noi di ioCambio questa soluzione non va bene. E qui vi spieghiamo perché.
Innanzitutto, lo dimostra la storia: in trent’anni abbiamo cambiato quattro sistemi di voto, ma siamo punto a capo. La legislatura 2018-2022, con i suoi tre governi e maggioranze diverse, prova che senza toccare la forma di governo la stabilità non è per nulla garantita. Inoltre, anche con il nome sulla scheda e un premio di maggioranza, abbiamo visto che il problema non si risolve.
Ne è l’esempio il governo Prodi del 2006: eletto con un sistema molto simile a quello attualmente in discussione, dopo aver vinto le primarie di coalizione e poi le elezioni, viene sfiduciato dopo solo 2 anni a causa del mancato appoggio di un piccolo partito, l’UDEUR di Clemente Mastella.

Il motivo è semplice: nonostante l’indicazione del nome sulla scheda da parte dei cittadini, una volta in Parlamento i partiti possono far cadere il governo, se e quando a loro conviene o fa comodo.
Questo perché manca una previsione fondamentale, presente tra l’altro in quasi tutti i regimi parlamentari europei tra cui quello spagnolo e svedese: la possibilità da parte del premier di sciogliere le camere.
Questa facoltà – che per essere introdotta richiederebbe una modifica costituzionale – è fondamentale perché solo così il premier può rispondere credibilmente alle minacce di crisi da parte dei partiti.
Se i partiti (di maggioranza o opposizione) stanno pensando di farlo cadere, il Premier può minacciare di sciogliere le camere e indire nuove elezioni, di fatto mandando a casa tutti i parlamentari. Questo è il vero potere di deterrenza delle crisi di governo che il premier dovrebbe avere.
È esattamente quello che, oltre a molti premier europei, possiedono i sindaci italiani. Tant’è che nei comuni, da quando è stata inserita questa facoltà insieme all’elezione diretta dei primi cittadini nel 1993, di fatto non ci sono più crisi.
In conclusione, l’introduzione dell’ennesima legge elettorale non sarebbe risolutiva senza una modifica della Costituzione che dia al premier il vero potere di deterrenza delle crisi. Quindi in ogni caso, che sia per l’elezione diretta o per una vera revisione dei poteri del premier, da una modifica della Costituzione si deve passare per ridare credibilità alla nostra politica.
Alla prossima!