Grazie a chi ha partecipato alla presentazione del libro “Il Premierato non è di destra” alla Fondazione Corriere della Sera. Una serata molto partecipata, con quasi 200 persone in sala e un confronto civile e stimolante tra voci anche diverse, unite dal desiderio di migliorare la nostra democrazia. Lo streaming su corriere.it ha raggiunto 115.160 visualizzazioni, mentre i video su Facebook e YouTube hanno totalizzato finora 62.840 visualizzazioni. Un ringraziamento speciale al Corriere per l’ospitalità.

Un anno dopo, si torna a discutere di Premierato
Esattamente dodici mesi dopo l’approvazione in Senato, sono riprese alla Camera, in Commissione Affari Costituzionali, le audizioni sulla riforma del premierato. Lo ha annunciato anche la ministra Casellati con un tweet dal tono netto: “Basta governi tecnici, basta giochi di palazzo, basta esecutivi fragili. Dopo 77 anni e 68 governi, oggi possiamo finalmente cambiare. E andremo fino in fondo.”
Mentre il dibattito politico riprende, il nostro contributo resta lo stesso: una spinta costante e apartitica a favore di una riforma fatta bene. Per questo continuiamo a insistere sulle modifiche necessarie a migliorare al testo.
Il premierato, se fatto bene, può essere la svolta per un’Italia più stabile, più governabile e finalmente capace di completare i progetti che oggi restano impantanati nei giochi di palazzo.
Chiudiamo, come sempre, con qualche strumento utile per chi vuole controbattere alle critiche nei confronti di una revisione della forma di governo, in modo documentato e costruttivo.
Le obiezioni della riforma
Se ti dicono:
“Il premierato svilisce il Parlamento”
Rispondi così:
Uno dei luoghi comuni più diffusi è che un premier forte riduca il ruolo delle Camere. In realtà, oggi il Parlamento è già molto indebolito, ma per colpa dell’instabilità e del trasformismo, non della forza dell’esecutivo. Il principale vulnus nei rapporti tra potere legislativo ed esecutivo, l’abuso della decretazione d’urgenza, è così evidente a tutti da essere stato esplicitamente richiamato dal presidente Mattarella.
Il bicameralismo perfetto e la mancanza di una maggioranza solida rendono il processo legislativo caotico, inefficiente e poco trasparente. La riforma proposta prevede un premier che governa per cinque anni, con una maggioranza coerente e un programma chiaro: questo consente al Parlamento di lavorare meglio, con tempi certi e minore ricatto politico.
Insomma, rafforzare il governo non significa indebolire il Parlamento, ma ridargli un ruolo più credibile e ordinato.
Alla prossima!